C-Come 2016: il convegno sul copywriting anche per PMI e imprenditori lungimiranti

C-Come 2016: il convegno sul copywriting anche per PMI e imprenditori lungimiranti

C-Come 2016: il convegno sul copywriting anche per PMI e imprenditori lungimiranti

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A fine gennaio ho partecipato in streaming al convegno sul copywriting, sulla creatività e sul content marketing C-Come 2016: è stato fantastico anche per chi come me non ha potuto recarsi a Roma in quel periodo. Certo, ho perso l’occasione di fare networking, ma mi sono ritrovata con piacere anche online con conoscenti e colleghi.

Ottima l’organizzazione da parte di Pennamontata di Valentina Falcinelli e Studio Notarfrancesco, elevatissimo il livello dei 14 relatori e dei loro interventi da 20 minuti. Le slide si vedevano benissimo, aspetto da non sottovalutare. Cosa desiderare di più?

Questo convegno sul copywriting è ormai un must per gli esperti di settore e lo può diventare anche per chi si occupa di scrittura online e off line a livello aziendale ma non ha tutte le competenze necessarie.

Quando lavoravo in azienda, ricordo un ingegnere che sapeva scrivere benissimo, si esprimeva in modo eccellente, le sue lettere commerciali erano un capolavoro di scrittura professionale. Si divertiva anche a collaborare con una nota rivista di parole incrociate inventando rebus. Insomma un vero artista della parola a tutto tondo.

Ai tempi internet era però agli esordi, ma se avesse avuto la possibilità di scrivere online, come si sarebbe comportato?

Quindi, caro imprenditore delle PMI italiane, ricordati di mettere questo convegno sul copywriting in agenda per il prossimo anno perché troverai tante informazioni utili per scrivere tu stesso per il web o per chi incaricherai di occuparsene.

Vediamo quali sono gli interventi che avrebbero fatto al caso tuo:

1. Le parole sono importanti

Alessandro Zaltron, scrittore e storyteller, ci ricorda che oggi non si è mai scritto così tanto e che in azienda il 28% del tempo si scrivono email.

C’è tuttavia uno scollegamento tra come parliamo e come scriviamo: quando parliamo siamo sintetici, diretti e creativi, ma quando scriviamo utilizziamo formule ampollose, antiquate e lontane dal linguaggio corrente. L’italiano ha un vocabolario di ben 200.000 parole ma ne usiamo solo 400.

Bisogna saper scrivere bene. Tanto più breve si scrive, tanto è più difficile e occorre tempo per farlo. Cita una frase di Blaise Pascale che si scusa per aver scritto una lunga lettera, perché ha avuto poco tempo per scriverne una breve (!) e Caio Giulio Cesare il più grande twittatore ante litteram col suo veni, vidi, vici.

Caro imprenditore, vogliamo fare un esempio? Pensa al testo che hai scritto alla pagina chi siamo del tuo sito.

2. C come chiarezza

Nel suo intervento Valentina Falcinelli ci dice che, quando scriviamo, lo facciamo in maniera automatica senza chiederci il perché, per esempio quando mettiamo il verbo subito dopo il soggetto. Occorre passare dal perché sì della modalità automatica al perché consapevole.

Scrivere è infatti un duro lavoro e significa camminare a braccetto con l’ambiguità

Ambiguità che è da rispedire al mittente.

Quale soluzione ci propone Valentina? Ci aiuta la chiarezza che prevede quattro principi:

  1. Scrivere in forma attiva che evidenzia il rapporto causa effetto, suggerisce un ordine cronologico, velocizza la comprensione del testo per il cervello con un conseguente risparmio energetico
  2. Utilizzare la forma passiva quando si vuole far risaltare un metodo, una ricerca, uno studio in cui i risultati sono più importanti di chi li ha conseguiti
  3. Preferire verbi che esprimono azione che la chiariscono, che danno il significato delle parole e che aiutano l’inferenza. Un esempio: meglio scrivere questa strategia semplifica l’acquisto anziché questa strategia rappresenta una svolta nella semplificazione dell’acquisto. Chiaro no? 😉
  4. Utilizzare attori o oggetti che compiono un’azione, portano un cambiamento, creano una costruzione attiva, una mini storia che fa raggiungere il messaggio al cervello venti volte più velocemente (lo storytelling) ed evitano l’ambiguità.
  5. Rispettare la legge della vicinanza: soggetto (moglie) all’inizio della frase e verbo (marito) vicino al soggetto (mai separare moglie e marito! ammonisce Valentina)

Quindi Valentina ci esorta a

non far tornare mai un lettore sui suoi passi

Caro imprenditore, vogliamo fare un esempio? Pensa alla descrizione del tuo prodotto di punta nella brochure.

3. Scrivere testi lunghi (e portare il lettore fino alla fine)

Ci sono testi brevi da divorare velocemente come quando si è seduti sullo sgabello di un bar e quelli lunghi da consumare con calma come quando si è accomodati sul divano di casa.

Oggi scrivere testi lunghi si può, le cose son cambiate dai tempi delle analisi di Jakob Nielsen che ci informava che a video li scansioniamo e non li leggiamo. Non è più sempre vero: se un testo lungo ci appassiona, lo leggiamo fino all’ultima parola. Tutto questo l’ha detto  Luisa Carrada che ci dà al riguardo dieci preziosi suggerimenti.

Caro imprenditore, per approfondire puoi leggere le spiegazioni della relatrice, cominciare da alcuni di questi punti e poi, man mano che ci prendi la mano, seguire tutti gli altri (o chiedere lumi al tuo specialista della scrittura online 😉 )

4. Twittare cultura: ossimoro o combinazione possibile?

In questo intervento di Vera Gheno, simpaticissima e bravissima Twitter manager dell’Accademia della Crusca, si possono imparare due grandi verità.

La prima riguarda l’ammodernamento dell’antico e autorevole istituto che è andato online vent’anni fa e ora, con brio e ironia, ci ricorda questioni di ortografia, grammatica e linguistica varie mentre navighiamo su internet.

Se hanno saputo farlo loro con una notevole dose di creatività senza rinunciare alla loro essenza (perché, diciamocelo, per alcuni le questioni linguistiche possono essere un po’ pesanti da affrontare) perché non possono farlo anche le PMI italiane?

La seconda riguarda il loro approccio al canale Twitter dall’autorevole leggerezza, come è stato definito da Luisa Carrada, da cui si possono imparare molte cose: non sono autoreferenziali, citano spesso gli altri; ascoltano i loro seguitori (!), ignorando i provocatori; sono attenti alla contemporaneità e alle caratteristiche della comunicazione mediata dalla tecnica; spronano i loro follower a essere autonomi.

Caro imprenditore delle PMI italiane, proietta il crusc-segnale dell’Accademia della Crusca con il simbolo del frullone per fugare ogni dubbio sulla lingua italiana 😉

5. Mindmapping: una scrittura radiale come il pensiero

Se ci sono problemi a organizzare i contenuti, ci si può sempre affidare alle mappe mentali, come ha spiegato Roberta Buzzacchino, formatore INPS, nel suo intervento riguardo la formazione in pillole ai dipendenti dell’ente pubblico.

Oggi la scrittura è organizzata in modo radiale, come i neuroni collegati nel cervello, e non più in una concatenazione sequenziale/lineare come a partire dai tempi di Gutenberg. Affascinante, no?

Quindi caro imprenditore, scardina i meccanismi della scrittura e affidati a un metodo più vicino alla natura di quanto uno possa immaginare, creativo e molto vantaggioso.

6. Scrivere su LinkedIn Pulse: la publishing platform con oltre 400 milioni di autori e lettori

Caro imprenditore, non sei ancora su LinkedIn? Faresti bene a farlo al più presto ma seguendo i consigli di Francesca Parviero, Official LinkedIn EMEA Talent Solutions Partner, che nel suo contributo spiega che:

  • Occorre analizzare la propria professionalità, scrivendo un’intestazione e un riassunto coerente che comprenda anche le parole chiave che ci facciano trovare
  • Quando si imposta la pagina aziendale, bisogna ricordare che gli utenti che leggono la pagina home, sono diversi da quelli che consultano la pagina career
  • È importante seguire influencer e contributor (sono diversi!) e commentare
  • Non bisogna spammare con richieste di contatto gli altri iscritti, ma quando si manda una richiesta bisogna farlo con oculatezza e motivarla
  • È importante usufruire della piattaforma Pulse che permette di scrivere post/ articoli (secondo un proprio calendario editoriale) che arrivano direttamente nelle inbox dei collegamenti, ricordando che i testi pubblicati qui non sono contenuti duplicati agli occhi di Google se hai un blog.

Tralascio di proposito gli interventi non meno interessanti ma più tecnici di Valerio Notarfrancesco, Rand Fishkin, Futura Pagano e Gianluca Fiorelli e quelli meno pertinenti ai fini di questo post ma ricchi di spunti di Giuseppe Brugnone, Giulio Xhaet, di Bruna Nania e Martina Borsoi e di Felice Arborea.

Conclusioni

Sia si che si tratti di scrivere testi lunghi o brevissimi come un tweet, la scelta e la disposizione delle parole sono importanti per raggiungere il destinatario tipo (cliente acquisito o nuovo, fornitore, lettore, fan o semplice appassionato) con un messaggio chiaro, evitando la tanto temuta e insidiosa ambiguità,  a seconda del formato (post, tweet, presentazione) e del mezzo che si sceglie per pubblicarli (social network, sito, blog, e-book).

Cari imprenditori e cari lettori, vi sembra un lavoro da poco? 😉

Nel 2017 questo convegno sul copywriting ha cambiato nome e ora si chiama Play Copy, ma offre sempre contenuti pazzeschi e relatori stellari. Volete saperne di più? Leggete il mio resoconto.

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Photo credit: Pixabay

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Sono UX copywriter e content strategist: progetto e scrivo contenuti per il web per attrarre, fidelizzare e coccolare gli utenti che visitano le tue pagine web. Come posso aiutarti?

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