Come fare il bilancio di fine anno: l’esempio di una content strategist UX copywriter

Come fare il bilancio di fine anno: l’esempio di una content strategist UX copywriter

Come fare il bilancio di fine anno: l’esempio di una content strategist UX copywriter

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Eccoci a fine dicembre, un periodo in cui si comincia a guardare avanti e a stilare una lista di buoni propositi per l’anno nuovo, ma si volge anche lo sguardo indietro e si ragiona su come è andato quello agli sgoccioli. Vediamo come fare il bilancio di fine anno: come esempio vi propongo quello relativo al mio lavoro di content strategist, UX copywriter e localizzatrice di contenuti.

Per bilancio non intendo solo quello di entrate e uscite di denaro, ma prendo in considerazione anche una serie di aspetti che hanno portato benefici come nuove conoscenze o nuovi lavori, strumenti che permettono di lavorare meglio, obiettivi raggiunti o mancati per un soffio, per la maggior parte professionali ma anche personali.

Vi mostro il tipo di bilancio che ho inteso per me e comincio con tre voci che non hanno un ritorno economico immediato, ma sono importanti perché le considero come una sorta di investimento a lungo termine.

 

1. Networking:

Nella mia carriera lavorativa ho frequentato diversi network online e dal vivo. Durante gli incontri c’è spesso un momento formativo che nella maggior parte dei casi mi ha sempre fatto scoprire qualcosa: una prospettiva diversa, strumenti che non conoscevo, aggiornamenti importanti su una materia.

Poi c’è l’aspetto relazionale: vedere colleghi, fare nuove conoscenze o ritrovare quelle vecchie è sempre importante. Parlando vis a vis ci si racconta e si possono incontrare persone interessanti.

Occorre tempo per conoscere le persone, per cui il mio consiglio è scegliere un network e frequentarlo con assiduità. Eviterei di sbandierare servizi e competenze subito (certo, un elevator pitch è sempre utile in alcuni contesti), le persone vogliono prima conoscervi e poi, eventualmente, se c’è qualcosa che ha catturato la loro attenzione e di cui hanno bisogno, allora si possono incrociare domanda e offerta.

Qui trovate alcuni consigli utili per rompere il ghiaccio e superare alcune difficoltà quando si fa networking.

Ho frequentato i network anche quando avevo il pancione e devo dire che mi hanno sempre portato qualcosa. Io stessa però ho anche dato consigli e fatto passa parola.

L’importante è non avere fretta di concretizzare, bisogna lasciare alle conoscenze il tempo di sedimentare, perché poi tutto torna se non da quel network, magari da persone collegate.

Naturalmente se fiutate che quel network per qualche motivo non fa per voi, notate che gli obiettivi del gruppo non sono ben delineati e attuati oppure non li condividete, è inutile insistere e perdere tempo. Meglio cambiare e rivolgersi altrove.

Quest’anno ritengo di essere stata piuttosto fortunata (anche perché ho vinto un corso di formazione online!) e di aver incontrato delle persone con cui lo scambio è stato, ed è tuttora, proficuo. Ho anche incontrato una nuova cliente. Il costo per aver partecipato a questi eventi (che erano a pagamento) è stato coperto e superato.

 

2. Formazione

Quest’anno mi sono avvicinata alla disciplina dello UX copywriting, ultima, ma non conclusiva, tappa delle mie perlustrazioni tra le forme di scrittura per il web e la gestione dei contenuti, dopo il content marketing, la content strategy e la localizzazione di contenuti per il web.

Accedendo direttamente alle fonti anglosassoni o comunque in lingua inglese e poi aderendo a un gruppo Facebook, mi sono formata e tuttora continuo a farlo. A settembre ho avuto la possibilità di mettere in pratica quanto stavo studiando in un progetto di localizzazione dei contenuti in italiano di una piattaforma, in cui i micro testi occupavano circa il 60% di tutti i testi, e di fare alcuni esperimenti sul mio sito.

Quest’anno ho finalmente finito il corso di portoghese dopo 4 anni: lo avevo cominciato quando avevo in mente di fare un viaggio in Brasile, progetto ben presto accantonato quando era arrivata una notizia inaspettata e gioiosa. All’epoca pensavo che il portoghese mi avrebbe potuto aprire le porte di un paese con un buon sviluppo tecnologico in cui avrei potuto trovare opportunità lavorative online nel mio campo.

 

3. Libri letti

Se volete regolarvi su come stilare un bilancio di fine anno di carattere più ampio, una voce importante riguarda la lettura.

Nella mia sfida annuale di lettura, ahimè, ho centrato l’obiettivo solo a metà. Ne avevo preventivati 8 e ne ho letti solo 4. Come? Direte voi. Eh sì, anche quest’anno mi sono fatta rapire dalle letture online delle decine di newsletter a cui sono iscritta e dalle riviste e libri sullo sviluppo dell’infanzia che riguardano l’altro mestiere 😉

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4. Curricula e preventivi

Se durante l’anno avete avuto la costanza di scrivere una lista di curricula e preventivi inviati, come avevo spiegato nel post “Come trovare lavoro come content strategist”  ora potete trarre le vostre conclusioni, anche a livello di budget preventivato e di quello guadagnato.

Ho inviato un centinaio tra curricula, preventivi e lettere di vendita soprattutto nel primo semestre, ma l’aspetto buffo è, come spesso succede, che le cose avvengono in maniera diversa da come ci si potrebbe immaginare. Così un contratto di un anno è arrivato da solo senza che lo cercassi, sono stata contattata.

Come aveva detto qualche anno fa lo zio Monty,

il lavoro non si cerca, il lavoro si attrae

 

5. Lavori

Passando all’aspetto economico, l’anno è stato un po’ sbilanciato nel senso che il primo semestre è stato piuttosto tranquillo e il secondo è stato molto intenso.

Avrei senz’altro preferito maggiore equilibrio a livello di energie impiegate, ma è stato senz’altro piacevole e confortante recuperare con la seconda parte dell’anno. Per questo motivo la mano è in posizione neutra.

Per quanto riguarda le specializzazioni di cui mi occupo, la content strategy e la localizzazione, considero insieme UX writing e copywriting anche se sono diverse a livello di definizione e metodo di lavoro. Spesso capita di localizzare e nel contempo di riscrivere un microtesto (UX writing), oppure di scrivere tutti i testi di una pagina web (copywriting), voci del menu comprese (UX writing), oppure emergono aspetti relativi a valori e buyer persona (content strategy) che si devono esplicitare nei testi (copywriting).

In termini di percentuali la consulenza ha raggiunto il 3%, la localizzazione pura il 9%, la localizzazione unita allo UX writing e content strategy il 15%, il copywriting in italiano il 73%.

Questi valori si spiegano con il fatto che la content strategy è ancora poco conosciuta in Italia, ma anche in molti altri paesi europei, come avevo appurato in una ricerca che avevo condotto l’anno scorso.

Anche lo UX writing è poco conosciuto. In ogni caso sono entrambe discipline più applicate all’estero che non nella realtà quotidiana di PMI e micro imprese del tessuto italiano rispetto alle grandi multinazionali, app e piattaforme straniere.

C’è però qualche realtà, piccola di numero, ma caparbia, che sta portando avanti e praticando questo discorso in Italia.

 

6. Tempo contro guadagno

Il guadagno dev’essere il più possibile proporzionato alle ore di lavoro. So che è un argomento delicato, ma non posso pensare che si debba lavorare 40-50 ore alla settimana e portare a casa un guadagno lordo al mese che non raggiunge € 1.000 (mi riferisco ai liberi professionisti).

Ne avevo già parlato a proposito di quanto costa scrivere un post.

Al di là del discorso della tassazione, l’unico modo per contrastare questa tendenza al ribasso dei compensi, che riguarda soprattutto la scrittura, è rifiutare il lavoro gratuito in cambio di visibilità, formazione o altre merci di scambio fantasiose e non cedere al prezzo basso per il timore di perdere un cliente. Agli inizi di una (nuova) carriera lavorativa, si possono fare stage che sono retribuiti e regolati da una normativa specifica.

Per guadagnare di più si può valutare di lavorare con l’estero, come fanno molte aziende italiane che sopravvivono grazie a questo, oppure, per chi può e lo desidera, trasferirsi in un paese straniero per un periodo di tempo.

Tornando al tema di come fare il bilancio di fine anno, se fate un conto delle ore/ settimane lavorate e dei guadagni ottenuti, vedrete come è andata. Prevedete quindi anche questo tipo di valutazione.

Per me il lavoro con l’estero (che quest’anno copre il 24%) porta sempre, a parità di ore impiegate, un guadagno del doppio o del triplo rispetto alla media italiana. Quindi pollice su!

Adesso tocca a voi: come è stato il vostro bilancio dell’anno appena passato? Ho tralasciato qualche voce importante? Fatemi sapere nei commenti al post.

Vi saluto regalandovi un modello scaricabile con cui stilare il vostro resoconto adesso oppure che potrete utilizzare come esempio nel prossimo anno. Buone scoperte e soprattutto buon 2020!

Vediamo com’è andato il mio anno

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Foto di William Iven da Pixabay

Sull'autrice

Sono UX copywriter e content strategist: progetto e scrivo contenuti per il web per attrarre, fidelizzare e coccolare gli utenti che visitano le tue pagine web. Come posso aiutarti?

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