Il bilancio 2020 di una content strategist, UX writer e localizzatrice

Il bilancio 2020 di una content strategist, UX writer e localizzatrice

Il bilancio 2020 di una content strategist, UX writer e localizzatrice

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Fare il bilancio 2020 delle proprie attività alla fine di un annus horribilis ormai agli sgoccioli può comportare il rischio di scoraggiarsi ancora di più. Invece è utile per progettare e cercare di affrontare un anno che sarà ancora per molti aspetti imprevedibile. Vi racconto il mio sperando che ispiri altri liberi professionisti.

Come scrivevo giusto in questo periodo l’anno scorso, nel mio personale rendiconto ho compreso voci come networking, formazione, letture e strumenti nuovi, candidature e preventivi oltre ai guadagni e alle spese.

Le prime tre sono importantissime perché rappresentano una sorta di investimento il cui ritorno non è calcolabile subito, ma se le guardate in una prospettiva ad ampio raggio sono fondamentali.

Cosa trovate di nuovo rispetto all’anno scorso in questo bilancio 2020? Una serie di soft skill necessarie per adattarsi a un ambiente diventato all’improvviso più ristretto, più incerto, più rischioso per tanti aspetti, e un pratico modello di bilancio scaricabile.

Cominciamo!

 

1. Networking: 

Com’era prevedibile le relazioni professionali e personali ne hanno risentito tantissimo. Siamo passati dall’abbraccio e dalla stretta di mano, a mandare baci e fare il wai (il saluto thailandese) davanti a uno schermo.

La mia associazione del cuore, così come altre, ha rivoluzionato la programmazione degli eventi trasferendoli online, così da proseguire anche a distanza.

Fare nuove conoscenze e avere la possibilità di presentarsi e di presentare qualcuno dal vivo, anche casualmente davanti a un buffet e a un bicchiere di prosecco in mano, non ha prezzo.

Ho notato un affievolimento delle relazioni che stavano sbocciando: in alcuni casi non c’è stato il tempo materiale di approfondirle oppure non poggiavano sulle basi di un interesse reale o di uno scambio professionale serio. In altri le evidenti difficoltà economiche hanno bruscamente interrotto i timidi approcci iniziali.

Quelle che invece avevano messo radici lavorative profonde, che in alcuni casi si sono rivelate molto soddisfacenti dal punto di vista personale, si sono confermate senza risentire troppo del turbinio intorno e anzi ne hanno portate di nuove: una sorpresa che mi ha scaldato il cuore!

Tanti nuovi contatti sono arrivati nella mia rete di LinkedIn, un canale per me molto proficuo anche per la ricerca di nuovi lavori e per la formazione.

Sono nati da due attività: il mio progetto di sondare lo stato della content strategy, che quest’anno mi ha portata in Sud America e ha fatto conoscere in Italia alcuni professionisti della content strategy e dello UX writing, e un’attività di formazione che vi racconto qui di seguito.

 

2. Formazione

Quest’anno si è creata una fantastica opportunità e un’autentica sfida per me, che da ragazza ho rifuggito ben tre saggi di fine anno del corso di flamenco (!). Ho parlato in un’aula virtuale di quello che mi piace molto fare e ne ho condiviso esperienza e trucchi del mestiere nel corso di “Localizzazione di siti web con cenni allo UX writing. Ho corretto gli esercizi e integrato le lezioni con tante fonti e strumenti utili.

È proprio vero che quando si insegna si impara molto: a gestire gli imprevisti come un’afonia inaspettata e puntuale, a modulare la voce, a rispettare i tempi della lezione, a rispondere alle domande più spinose, a scansare una piccola provocazione col sorriso e con professionalità.

“C’è un vantaggio reciproco, perché gli uomini, mentre insegnano, imparano.” Lucio Anneo Seneca

Il risultato è stato molto positivo anche per gli alunni e le alunne del corso, traduttori professionisti. Mi sono persino accorta di essere stata di ispirazione per qualcuno al di fuori del corso…

Non è mancata la formazione per me stessa: la lista che avevo cominciato a inizio anno  si è arricchita con i webinar sul post editing, UX writing, web writing e d’intorni. E naturalmente quelli di Verona PWN, tutti gratuiti.

In cima a tutti nel mio livello di gradimento il corso “Introduction to Content Design” del Government Digital Service, grazie al quale ho messo in pratica sei mesi prima il recente consiglio di Luisa Carrada per il 2021. Così ho allenato il mio inglese e approfondito e proseguito il mio percorso nella progettazione dei contenuti a una modica cifra 😉

 

3. Libri letti

Ahimè questa sfida risulta la più difficile da portare a termine. Non ho centrato l’obiettivo neanche a metà per la risicata quantità di tempo che ho dedicato alla lettura di libri cartacei.

Ho dovuto conteggiare due volte un libro che ho riletto da capo perché era passato troppo tempo da quando l’avevo abbandonato.

Sfida di lettura 2020

2020 Sfida di lettura
Anna ha letto 4 libri rispetto al suo obiettivo di 8 libri.
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Nel frattempo la lista di libri da leggere si è allungata. Conto di recuperare qualcosa durante queste festività particolari in tanti sensi.

Alle mie newsletter invece non rinuncio mai: leggerne alcune di loro ogni mattino è diventato un esercizio di concentrazione con cui comincia la mia giornata lavorativa, oltre che una preziosa fonte di aggiornamento continua.

 

4. Curricula e preventivi

Rispetto all’anno scorso ho mandato meno curricula e preventivi, in totale una settantina. Alla fine non è tanto il numero che conta quanto le risposte positive che fanno fatturato. Di fatto meglio pochi ma meglio indirizzati.

Quest’estate sono stata coinvolta in un’iniziativa di revisione del curriculum e delle candidature che mi ha portata, anche grazie a un nuovo contatto madrelingua, a revisionare in modo importante il mio curriculum in inglese e il modo di promuovermi.

Vorrei farvi sorridere un momento e farvi riflettere sulle modalità dei colloqui in tre paesi europei: quello per una posizione di localizzatrice di contenuti dall’inglese è durato un quarto d’ora, quello in tedesco per l’ottimizzazione SEO di contenuti dal tedesco mezz’ora, e quello per una posizione da copywriter in italiano un’ora e un quarto. Il tutto in una settimana!

A breve mi occuperò del curriculum in tedesco e per ultimo di quello in italiano. Vorrei potenziare la mia posizione sul mercato estero, che è in media molto più remunerativa rispetto al mercato italiano, nonostante una contrazione dei compensi confermata da alcuni miei contatti stranieri.

Dall’Italia le richieste arrivano senza troppi sforzi di promozione da parte mia come potete leggere tra poco.

 

5. Lavori

L’importante collaborazione italiana cominciata nel 2019 è proseguita con interruzioni e riprese durante nove mesi dell’anno, con ogni probabilità per via che l’impatto della pandemia ha avuto sui clienti finali.

Anche con l’estero ci sono state fasi lavorative a singhiozzo durante tutto l’anno con un leggero ritardo rispetto all’Italia. Sono collaborazioni destinate a continuare nel corso del 2021, salvo imprevisti da me indipendenti con i quali oramai mi sono abituata a convivere.

Nell’ultimo trimestre è nata una nuova collaborazione italiana, da un contatto di LinkedIn fuori dalla mia rete, che avvalora sempre di più il fatto che curare il proprio sito, il blog e il profilo LinkedIn regala tanti frutti a lungo termine.

I presupposti per creare un rapporto professionale duraturo sono promettenti, soprattutto perché ho avvertito una certa sintonia lavorativa fatta di visione in comune, obiettivi allineati e servizi che si integrano. Sono curiosa di vedere gli sviluppi nel 2021.

Alla fine il bilancio 2020 si pone leggermente al di sotto di quello del 2019 secondo queste percentuali delle mie attività:

  • Content strategy 5,77%
  • Localizzazione + UX writing 11,14%
  • Formazione 18,42%
  • Copywriting in italiano 64,66%

Rispetto al 2019 noterete un incremento della content strategy che mi ha fatto molto piacere.

Nel conteggio non ho compreso alcuni momenti di consulenza gratuita che riservo ad alcune socie dei network di cui faccio parte.

Nonostante la pandemia la mia attività non ne ha risentito più di tanto a livello economico, ma a livello organizzativo ho subito alcune pressioni come è successo a tanti.

 

6. Soft skill

Lavorare da casa ha molti vantaggi: primo tra tutti la flessibilità, l’assenza quasi totale degli spostamenti e l’utilizzo di molti strumenti di condivisione. Molte persone ne hanno fatto esperienza soltanto durante il lockdown con il conseguente smart working.

Anche in questo frangente mi ha salvata la gestione del tempo a cui negli anni ho dedicato una serie di post e l’iscrizione di mio figlio a due centri estivi comunali. Ancora non mi capacito di come siamo riusciti a trovargli posto e soprattutto a frequentarli in settimane diverse!

Tuttavia, se la rete di supporto si smaglia all’improvviso, come quando hanno chiuso le scuole dall’oggi al domani, è un attimo che si crei una tragedia lavorativa e famigliare. Provate a lavorare da casa con i figli piccoli, in spazi ristretti o con un solo computer a disposizione.

Io mi ero organizzata così e la mia ricetta personale era e rimane composta da questi ingredienti e alcune soft skill: tanto spirito zen, altrettanta pazienza, resilienza, elasticità, equilibrio interiore, delega, responsabilizzazione, definizione di tempi e spazi. Vi pare poco? Alla lunga è stato davvero snervante.

Non si può controllare ciò che è al di fuori delle proprie possibilità, è un mantra che mi sono ripetuta spesso.

Vi saluto riproponendovi un modello scaricabile aggiornato con cui stilare il vostro resoconto. Sono certa che in questo bilancio 2020 troverete degli elementi positivi, anche se mi rendo conto che l’aspetto economico sarà predominante.

Com’è andato il mio 2020

Vi auguro di trovare tutte le migliori soluzioni per affrontare il 2021 con una buona preparazione!

 

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Foto di StockSnap da Pixabay

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Sono UX writer, content strategist, localizzatrice: progetto, scrivo e localizzo contenuti per il web per attrarre, fidelizzare e coccolare gli utenti che visitano le tue pagine web. Come posso aiutarti?

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