Come raccontare il sostegno verso i profughi di guerra

Come raccontare il sostegno verso i profughi di guerra

Come raccontare il sostegno verso i profughi di guerra

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Quando una guerra è alle porte di casa la si sente più vicina. È umano. Qui trovate una lucida e amara analisi al riguardo. Se siete nati all’inizio degli anni settanta o prima, i fantasmi della guerra dei Balcani al di là dell’Adriatico e del precedente disastro della centrale di Chernobil si saranno risvegliati. Almeno a me è successo così. Gli echi di eccidi, pulizia etnica e genocidio risuonano allora come adesso perché stanno accadendo di nuovo.

Ricordo ancora gli stagisti di un’associazione studentesca internazionale che il venerdì, finito il lavoro in azienda, partivano con la macchina carica di beni di prima necessità per andare in quella che sarebbe diventata la repubblica di Croazia, senza dire nulla a nessuno. L’ho scoperto dopo che li frequentavo da un po’ ai tempi dell’università.

Gli esiti delle piogge acide li ho ritrovati in alcuni alberi rinsecchiti nella Foresta Nera durante l’Erasmus. Oggi alcuni bambini di Chernobil sono tornati ospiti nelle famiglie come rifugiati.

Tralasciando tutte le polemiche relative al fatto che ora ci sono tutti questi conflitti in corso, del ruolo di questa o quella nazione e organizzazione nella guerra e di come viene comunicata dai mass media e sui social, credo che ciascun brand possa fare qualcosa per sostenere i profughi.

Siccome chi mi legge lavora per lo più nella comunicazione, forse siamo un po’ più facilitati a parlarne in modo costruttivo. Potete scegliere la guerra che desiderate. Io ho scelto come viene raccontato il sostegno ai profughi della guerra in Ucraina da parte di alcuni brand.

Fermo restando che naturalmente il supporto va sì raccontato, ma anche messo in pratica seriamente e testimoniato. Altrimenti è solo peace washing.

I grandi brand sono una fonte d’ispirazione importante per descrivere l’aiuto ai profughi secondo un principio fondamentale.

Coerenza tra attività di business e tipo di sostegno

Di cosa hanno bisogno i profughi? Di un mezzo per scappare, di un tetto sulla testa in un posto sicuro, di beni di prima necessità e cure mediche.

Ecco le risposte eccellenti e fattive di quattro

brand.

Flixbus

Ha messo a disposizione corse gratuite da e per alcune città dell’Ucraina che variano in base alla situazione del momento. Nel frattempo invia anche beni di prima necessità e medicinali messi a disposizione da altri brand. Una bellissima forma collaborativa di supporto. Dove lo comunica? Nella pagina dei comunicati stampa regolarmente aggiornata con tanto di fotografie e indicazioni su come richiedere i biglietti.

Airbnb

Non potevano che mettere a disposizione alloggi. Ci sono due modalità per farlo e altrettante se non avete un appartamento a disposizione. La prima è proprio quella di offrire il proprio alloggio sulla piattaforma. La seconda è quella di offrire un contributo alla causa per l’alloggio prenotato sottraendolo dal proprio compenso, la terza è quella di finanziare organizzazioni umanitarie di cui l’azienda si avvale. Dalla community arriva la quarta idea geniale: prenotare alloggi in Ucraina senza andarci.

Tutto viene dettagliato in modo limpido in base alle procedure da seguire e ai controlli che ne seguiranno. Anche le donazioni vengono confermate da una ricevuta scaricabile fiscalmente in base alle normative di ciascun paese. Sintassi, lessico e formattazione e UX di testi e pagine web sono impeccabili.

Mettevano a disposizione alloggi già da prima dello scoppio della guerra in Ucraina aiutando rifugiati di altri paesi, scappati anche da catastrofi naturali o per motivi legati alla pandemia. Più coerenti di così…

Mixmarkt

Scopro questa catena di supermercati che vendono specialità dell’est grazie al network femminile di cui faccio parte. Distribuiscono beni alimentari dell’est Europa in Europa occidentale e dintorni, quindi prodotti tipici dalla Romania fino alla Georgia, passando anche dall’Ucraina.

Sfruttando la loro rete di distribuzione hanno raccolto abbigliamento pesante e beni di prima necessità all’inizio per poi concentrarsi su farmaci e articoli sanitari per ospedali e attrezzature di soccorso come materassini, torce, stufette, kit da campeggio, compresse per sanificare l’acqua. Le liste dettagliate sono ben visibili, oltre al kit vita giornaliero per famiglia da inscatolare.

Il loro sostegno è ben specificato in home page con un pulsante nello slider e nel menù di navigazione che portano entrambi alla pagina a sostegno della popolazione ucraina. Tutto viene poi raccontato sulla pagina Facebook dell’associazione Malve di Ucraina che ha sede qui a Verona, in collaborazione con altre ONG ed enti locali, e una ricca raccolta stampa. Un meraviglioso esempio di collaborazione tra azienda, enti locali e ONG.

Babbel

La celebre app per imparare le lingue con un messaggio accorato del proprio CEO nella newsletter ha anticipato la notizia delle facilitazioni per gli utenti ucraini che desiderino imparare inglese, tedesco e portoghese su piattaforma in ucraino e poi ha l’ha approfondita in un comunicato stampa. Se “la lingua aiuta a costruire ponti piuttosto che muri, un qualcosa di cui il mondo ha bisogno oggi più che mai” (cit.), ben venga questa fantastica iniziativa oltre al glossario e frasario di base per dare il benvenuto e mettere a proprio agio i rifugiati ucraini e al sostegno alle ONG nell’accoglienza ai profughi mettendo a disposizione i propri uffici. Aiuto concreto e spendibile in tempi brevissimi.

Come raccontano il sostegno altri big

Oltre alle donazioni e al supporto ai dipendenti e alle loro famiglie in quella regione, IKEA dona attraverso i partner mobilio, letti e giochi per bambini; Salesforce mette a disposizione la sua tecnologia per le NGO, P&G prodotti per la cura del corpo mostrando le immagini delle attività.

Sostegno sì ma con riserva

Ho promosso questi brand con riserva.

Uber

Questa app di prenotazione di passaggi in auto offre passaggi gratuiti da privati entro i confini ucraini e verso la Polonia, invia donazioni e beni di prima necessità attraverso organizzazioni umanitarie. Offre supporto anche agli impiegati e conducenti di questo paese. Purtroppo è l’unico comunicato stampa che fanno, senza approfittare dell’home page, ma limitandosi a ricordare le condizioni di sicurezza per la pandemia in un disclaimer ben in vista.

Forse un passo in più l’avrei fatto anche alla luce degli aiuti sospetti da parte di “privati” che si approfittano di donne e bambini stremati… Lo stesso potrebbe temere anche Airbnb, ma ci sono i referenti al controllo degli alloggi che intervengono in caso di problemi.

Canva

Anche soltanto con un’immagine si può mostrare il proprio supporto. Questo è il lavoro di Canva, la piattaforma per designer amatoriali che ha rilasciato illustrazioni e modelli a tema pace, unità e sostegno alla popolazione ucraina, a titolo gratuito e per tutti i suoi clienti in 190 stati (cit!). Un velato riferimento al fatto che è usata in tutto il mondo? Mmm…  Anche loro scelgono di fare donazioni a organizzazioni umanitarie e di sostenere i loro dipendenti ucraini e le loro famiglie. Ed è sempre in un comunicato stampa che ci informano di queste attività.

Grammarly

Un accorato messaggio di questa app di revisione di testi fondata in Ucraina, un breve elenco di organizzazioni a cui donare (con un conto dedicato alle forze armate!) e il blocco dell’utilizzo dell’app agli utenti registrati in Russia e Bielorussia (come molti noti marchi fanno o dicono di fare). Un approccio in linea con il sentimento ucraino in una pagina dedicata essenziale.

Upwork

La piattaforma di domanda e offerta di prestazioni professionali, oltre alle donazioni e alle rassicurazioni ai lavoratori ucraini che la utilizzano o riprenderanno a utilizzarla, dedica un’intera pagina per rispondere alle domande più frequenti per chi aveva attività con i mercati russi, bielorussi in cui verranno sospese a breve. E una parte dedicata ai lavoratori ucraini con la possibilità di donare loro un bonus senza commissionare un lavoro. Un’ottima idea che rimanda a quella della community di Airbnb. Purtroppo non hanno ancora definito alcune attività di supporto nel momento in cui scrivo questo post…

Riassumendo, quali sono le migliori pratiche per raccontare il sostegno ai profughi in tempo di guerra?

  1. Sostenere in base all’oggetto del proprio business: vendete abbigliamento? Donatelo. Producete prodotti sanitari? Donateli. Fabbricate mobilio? Donatelo. Oppure assumete temporaneamente un profugo nella vostra azienda o sostenete un vostro dipendente che ha parenti in quella terra martoriata
  2. Testimoniare l’aiuto: con immagini, video, dati, interviste, aggiornamenti
  3. Essere coerenti nel messaggio ovunque, online e nella pratica quotidiana
  4. Essere precisi nel dire le cose, chiamandole con il loro nome
  5. Fare del sostegno un business continuativo (c’è sempre qualcuno che in qualche parte del mondo o vicino casa ha bisogno di aiuto)
  6. Donare subito quello che si può senza aspettare che le cose migliorino
  7. Spargere anche solo la voce se al momento è l’unica cosa che si può fare
  8. Ricordarsi di passare all’azione
  9. No peace washing, please

 

Se volete approfondire la comunicazione durante l’emergenza sanitaria qui trovate alcuni esempi efficaci di newsletter durante la pandemia.

 

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