Il glossario: più sfide o nuove opportunità?

Il glossario: più sfide o nuove opportunità?

Il glossario: più sfide o nuove opportunità?

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Ho spesso a che fare con i glossari: li creo per i clienti italiani per definire il tesoretto di parole che mi servirà per scrivere oppure me li procurano i clienti nel caso delle localizzazioni verso l’italiano. Vediamo come avvicinarsi nel migliore dei modi al glossario, uno strumento fondamentale per chi scrive e per chi localizza i contenuti per il web.

Che cos’è un glossario?

È una lista di parole o combinazioni di parole, i sintagmi, in rigoroso ordine alfabetico che vengono annotate, spiegate o tradotte nella lingua di destinazione. Può essere suddiviso in nomi, aggettivi, verbi ed espressioni idiomatiche. È settoriale: riguarda la terminologia usata in ambiti come moda, cosmetica, assicurazioni, marketing e videogiochi, ma anche da quello specifico brand.

È redatto per lo più su supporto elettronico su file di Excel o Word, così da essere facilmente accessibile a più persone. Alcuni web writer e copywriter freelance preferiscono scriverlo a mano per lasciar fluire meglio la creatività. È perfetto per memorizzare i vocaboli e le espressioni idiomatiche quando si impara una lingua straniera. I traduttori lo caricano direttamente sul loro programma di traduzione assistita.

Nel caso della scrittura professionale e della localizzazione, di solito questa lista viene prima condivisa all’interno delle funzioni d’azienda e approvata dalle persone che hanno potere decisionale per poi passare ai professionisti esterni.

Ha una funzione prescrittiva, ovvero stabilisce il significato o l’area semantica di quella parola o di quel sintagma che invita a utilizzare in ogni messaggio, così da mantenere coerente il lessico in ogni contenuto della comunicazione.

Il glossario è fortemente legato al tono di voce di una marca perché costituisce l’ossatura del messaggio declinato poi secondo obiettivi, valori, missione del brand e i vari mezzi e supporti della comunicazione aziendale. Per questi ultimi due aspetti mi riferisco agli adattamenti ai dettami dei social network, alle regole dei testi per il web e alle peculiarità dei microtesti.

Vantaggi di adoperare un glossario

Sia che dobbiate crearlo ex novo o rispettarne le indicazioni, ci sono diversi vantaggi:

  • Coerenza terminologica in tutta la comunicazione del vostro cliente
  • Allineamento al tono di voce generale di ogni tipo di contenuto
  • Aumento della velocità nella redazione o localizzazione dei testi
  • Riduzione delle possibili revisioni dei testi
  • Maggiore soddisfazione del cliente
  • Aumento degli incarichi per voi

Ma ci sono alcune attenzioni che bisogna avere nei confronti di un glossario.

Fate tesoro dei feedback

Quando il cliente o un collega di un altro reparto coinvolto nella redazione o localizzazione fornisce un commento, appuntatelo. Io di solito li annoto tutti in un semplice documento di Word con data e tipo di contenuto a cui si riferisce ed evidenzio le parole chiave per me più significative.

Segnalate gentilmente

Cosa? Le incongruenze che rilevate man mano. Faccio un esempio. Recentemente mi è capitato di trovare in un glossario la traduzione di A/B test con test A/B (rumore di frenata di macchina). Avete letto bene. Chiunque lavori nel marketing sa che si mantiene la formula inglese. Eppure è sfuggito e campeggiava proprio all’inizio del glossario.

Lo stesso vale per landing page e brand awareness. I testi di marketing italiani abbondano di questi termini presi tali e quali dall’inglese (avrete notato che ogni tanto uso marca al posto di brand). Non ci vedo nulla di male. Se parlate del vostro lavoro a qualcuno che si occupa di altro, naturalmente dovrete tradurli in italiano o utilizzare il corrispettivo più vicino. Dipende dalla buyer persona, insomma.

La segnalazione potrebbe riguardare il lessico di un settore specifico: se trovate che quel prodotto elimina la cellulite, fermatevi a riflettere. Occhio al lessico della cosmetica che è piuttosto restrittivo. Si entra anche nel campo della pubblicità ingannevole, perché la cellulite non si può eliminare ma solo attenuare. Ho reso l’idea?

È buona norma chiedere se ci sono delle stop word che non si possono usare. O termini che il cliente preferisce usare per sue ragioni che magari differiscono dalle regole a cui ho accennato poco fa.

Segnalate con gentilezza. Non conoscete il lungo processo approvativo che ha attraversato il glossario e a quali fonti autorevoli (magari non proprio aggiornatissime) fa riferimento.

Portate dati a sostegno delle vostre motivazioni che fanno propendere per una variante rispetto a un’altra. Non è sufficiente citare un articolo in cui viene pubblicato un glossario. Poi incrociate le dita che prima o poi accolgano la vostra proposta di aggiornare quel sintagma 😉

Aggiornate il glossario

Se avete la responsabilità di gestire il glossario, prevedete una revisione una volta l’anno, ogni sei mesi. Decidetelo insieme al vostro responsabile. Avendo fatto tesoro dei suggerimenti, se per esempio alcuni errori di traduzione ritornano con una certa regolarità, date il benvenuto a una revisione ciclica.

Per me un glossario è come uno strumento malleabile che si evolve insieme all’uso della lingua e alla vita dell’azienda o del cliente stesso.

Destreggiatevi tra carta e web

Occhio alle differenze dei due supporti: la stessa parola può essere declinata in modo diverso. Sul web il problema degli spazi è molto sentito: il limite di caratteri influenza i microtesti e i testi brevi di marketing che compaiono sul sito, nei messaggi di automazione delle e-mail, nelle landing page.

Come risolvere la questione? Magari in un PDF e nel catalogo cartaceo suggerite la versione lunga, e negli altri contenuti per il web consigliate l’alternativa più breve. Solitamente nei glossari compare anche una colonna dedicata alle alternative: suggeritele come valide opzioni.

Questo è solo un esempio che denota anche una certa flessibilità durante la scrittura o la localizzazione, che, a mio avviso, è fondamentale nei contenuti per il web.

Rimanere troppo aderenti a un’unica soluzione del glossario potrebbe far perdere in accessibilità, leggibilità e comprensibilità del messaggio da parte degli utenti.

Allineate

Questa è un’operazione che andrebbe fatta prima di tutte le altre. Se il paron (titolare d’azienda in Veneto, nda) non ha la più pallida idea di cosa sia il glossario e il tono di voce, ed è possibile perché si occupa di business, prevedete un incontro in cui parlare di questi aspetti, dell’importanza di scegliere le parole giuste, di arrivare ai suoi clienti in modo coerente con gli obiettivi di business. Punterei molto su quest’ultimo aspetto concreto rispetto a valore e missione, pure importantissimi.

Se invece è già informato su questi temi chiedete il tono di voce e gli obiettivi di business, rivedetelo insieme oppure partite dall’inizio indagando le buyer persona.

Redigere un glossario o avere la possibilità di accedervi facilita enormemente il lavoro di web writer, copywriter, UX writer e localizzatori. Non abbiate timore a chiederlo o crearlo in prima persona o insieme a un collega di un altro team. E soprattutto proponete i vostri miglioramenti.  È un ottimo investimento! 😉

Proseguite la lettura con l’approfondimento sulla creazione del tesoretto di parole.

 

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Foto di Wokandapix su Pixabay.

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