5 modi per usare l’IA generativa nella content strategy

5 modi per usare l’IA generativa nella content strategy

5 modi per usare l’IA generativa nella content strategy

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Man mano che approfondisco la conoscenza dell’IA generativa, ne scopro le potenzialità d’uso come nella content strategy. Aiuta a tirare fuori il meglio dalle proprie attività di pianificazione e strategia, come uno sparring partner nel tennis.

Per chi non seguisse questo sport, lo sparring partner è quel tennista che ne affianca un altro, in genere ben avviato in questa carriera sportiva. Manda la palla proprio lì dove dovete migliorare quel colpo. Sollecita quel passaggio particolare durante un allenamento mirato. Fa fare il riscaldamento al giocatore prima di un match importante.

Prima di applicare l’IA generativa nella content strategy

Un chatbot non è più lo stagista neo arrivato e volenteroso che fa le mansioni ripetitive che gli delegate, col grande entusiasmo di chi deve ancora dimostrare quanto vale. Talvolta vuole strafare ovvero allucina, visto che è solo un motore di parole che non prova emozioni.

Però è molto dotato e vi aiuta a ottimizzare le attività in una sorta di continuo mentoring pratico.

Il protagonista delle vostre imprese tennistiche, pardon, di lavoro però siete voi. E dovete metterci molto del vostro, come vedrete in seguito.

Bisogna tuttavia trattare questo sparring partner con cautela. Dargli istruzioni molto precise: ruolo, contesto, descrizione dell’attività, formato, istruzioni successive (follow up prompt). Perseverare fino a ottenere il risultato desiderato, o meglio,

il punto di partenza più prossimo all’attività desiderata, che voi perfezionerete e renderete più umana.

Non condividete tutto, soprattutto quando si parla di clienti e know-how dell’azienda. Le aziende strutturate spesso creano un motore di parole privato (GPT). Oppure accedono ad account enterprise, ove, si spera, che la privacy sia più blindata rispetto ad altri piani a pagamento.

Una buona alternativa è rendere anonime tutte le informazioni più specifiche che caricate. Per quelle sensibili c’è l’EU AI Act a cui adeguarsi.

Un altro concetto basilare è che bisogna sempre verificare tutto quanto il chatbot restituisce. Ogni singolo dettaglio.

Ripassiamo ora come si struttura la content strategy.

Content strategy in breve

Riprendo il famoso quadrante del libro Content Strategy for the web aggiornato nel 2018. È formato da 4 sezioni che circondano un’area centrale, la content strategy.

In alto, sotto l’ombrello del content design, trovate i quadrati della strategia editoriale e del design dell’esperienza.

1. Strategia editoriale

Individua la missione editoriale, il target di riferimento, il punto di vista, il tono di voce, gli standard e il linguaggio del brand da rispettare. Offre quindi una prospettiva interna con un’incursione nelle buyer persona.

2. Design dell’esperienza (UX design)

Aiuta a trovare le esigenze, le preferenze e le aspettative degli utenti e il loro percorso, a individuare l’aspetto dell’ecosistema dei contenuti e i loro formati. Inoltre prevede come essi si visualizzeranno nei vari dispositivi mobili e altre piattaforme secondo modelli ricorrenti (design pattern).

Qui si guarda in prevalenza all’esterno, ovvero agli utenti che useranno i contenuti sulle piattaforme e sui dispositivi mobili.

In basso, sotto l’ombrello del design di sistema (design system), trovate la struttura dei contenuti e il design di processo.

3. Struttura dei contenuti

Affronta le seguenti questioni: come organizzare i contenuti affinché vengano trovati durante la navigazione? Quali tag sono più intuitivi per gli utenti? Come strutturare i contenuti per il loro riutilizzo futuro? Quali sono i requisiti a cui devono rispondere per personalizzarli e consegnarli? E quali quelli per un utilizzo (consapevole ed etico) all’interno della IA?

4. Design del processo

A sua volta risponderà a queste domande: come si muoveranno i contenuti all’interno del loro ciclo di vita mantieni – ottimizza – elimina? Quali strumenti utilizzare (il cosiddetto tech stack). Chi è responsabile dei contenuti? Chi è chiamato in causa? Chi può opporsi? Quali metriche si useranno per valutare l’efficacia dei contenuti? Come e quando verrà fatto un content audit sui contenuti esistenti?

Questi sono aspetti per lo più gestionali interni ma che contemplano come useranno i contenuti gli utenti mentre navigano online.

Ma ora veniamo alla parte più intrigante. 🙂

Dove usare l’IA generativa nella content strategy

1. Buyer persona e tono di voce (strategia editoriale)

Il primo esempio è l’elaborazione della buyer persona all’interno della strategia editoriale. L’uso dell’AI generativa è un valido supporto nell’estrapolare e organizzare i dati delle interviste al campione prescelto e nel presentarli in grafici dall’impatto immediato.

Il secondo riguarda l’aiuto nell’elaborazione del tono di voce. Dando in pasto alla macchina i contenuti esistenti per estrapolare quello del proprio brand o della concorrenza.

E se si parte da zero? Inserendo i dati della buyer persona insieme a come desidera comunicare il brand col suo pubblico oltre a missione e obiettivi di business.

Non è così facile, però. Non basta certo un prompt che tutti usano e che fornisce output simili. Sono spunti da cui partire per approfondire il discorso e rendere unico il proprio brand. In italiano il tono di voce è di 52 tipi diversi.

In entrambe i casi l’intervento umano per richiedere i dati è fondamentale. I risultati delle interviste alle persone sono reali, non ipotizzati sulla base di un algoritmo che pesca con una rete enorme nel mare magnum del web.

Ogni brand desidera entrare in contatto e comunicare in modo efficace coi propri clienti. L’IA aiuta a vedere la prospettiva generale o quella particolare che magari può sfuggire a un’analisi manuale più laboriosa.

L’intervento umano rende più empatico il linguaggio da utilizzare. A tal proposito l’IA generativa potrebbe aiutare a creare quel tesoretto di parole specifico per un brand, utilissimo per rendere uniforme la comunicazione nelle attività di marketing.

2. Personalizzazione (strategia editoriale + UX design)

Tramite l’uso dell’IA generativa, scoprire le buyer persona secondarie permette di personalizzare i contenuti in modo chirurgico. Un lavoro che ricorda le scatole cinesi e può causare molto stress ai marketeer che devono creare molti più contenuti specifici.

3. Formati e mock-up (UX design)

Sperimentare vari tipi di formato da utilizzare per le buyer persona, aiuta a trovare quello che converte meglio.

L’IA generativa permette di trasformare un contenuto in un formato diverso molto velocemente. Basti pensare ai video di webinar e conferenze da cui si possono estrapolare pillole di pochi secondi (highlight), meme o contenuti per un post di un blog da ampliare.

Applicata alla content strategy e nel quadrante dello UX design, può aiutare anche a creare diversi modelli di pagine web (i mock-up) da valutare in fase di design, facilitando la conversazione tra i designer e aiutandoli a prendere decisioni basate su qualcosa di visibile.

Quando però si ha tanta più scelta a disposizione, il processo decisionale potrebbe allungarsi. 😉

4. Metadati e link building (struttura dei contenuti)

In questo ambito l’IA generativa può ottimizzare la gestione dei metadati estraendoli automaticamente e creandone di personalizzati.

E migliora il link building suggerendo collegamenti interni e a fonti esterne. Il tutto per assicurare una struttura chiara e funzionale dei contenuti.

5. Flussi di lavoro (design del processo)

Quando si stabilisce chi fa cosa e quando durante il ciclo di vita di un contenuto e nella più ampia strategia, migliora la comunicazione tra i reparti. Ognuno sa qual è il suo ruolo, dove e quando intervenire.

L’IA generativa implementata nella content strategy aiuta a creare un processo definito codificato in linee guida e a evidenziare eventuali punti di sovrapposizione e frizione per migliorarli. Il risultato? Maggiore efficienza e meno mal di testa per tutti gli attori coinvolti. 😉

Se poi gli si affidano i compiti ripetitivi, allora questa è una delle sue specialità! Sempre sotto monitoraggio umano.

Tralascio di proposito la creazione dei contenuti scritti, ahimè considerati da alcuni un compito da delegare in toto all’IA, perché ho intenzione di trattarla in uno dei prossimi post.

Questi sono alcuni dei campi di applicazione tra molti in cui è possibile utilizzare l’IA come valido supporto, e non come un sostituto, dell’attività umana nella content strategy.

Può essere molto utile organizzare una libreria di prompt suddivisi per reparto e attività, sperimentati e pronti all’uso. Oppure avvalersi di un software come Promptitude che aiuta a mettere ordine.

Sono certa che in questo periodo le società hanno già pensato di ottimizzare la content strategy con l’IA generativa sperimentando questi e altri usi. Non vedo l’ora di farveli conoscere nei post che seguiranno. Stay tuned!

 

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Foto di Chino Rocha su Unsplash

 

Chi lo ha scritto:

Sono UX writer, copywriter, content strategist, localizzatrice: progetto, scrivo e localizzo contenuti per il web per attrarre, fidelizzare e coccolare gli utenti che visitano le tue pagine web. Come posso aiutarti?

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